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Generale Osio

Generale Osio, il Garibaldino che portò le prime ville a Selvino

 

 

A cura di Aurora Cantini

A Selvino riposa un personaggio famoso nei tempi passati, un benefattore che tanto amò l’Altopiano da volerci rimanere per sempre. Si tratta del Generale Egidio Osio. Nacque nel 1840 a Milano, da una nobile famiglia. Nel 1859, disubbidendo al padre, seguì Garibaldi nei suoi ideali di libertà e partecipò a soli 19 anni alla Seconda Guerra di Indipendenza. Nel 1890 venne chiamato dal re Umberto I come precettore e tutore al figlioletto dodicenne, il principe Vittorio Emanuele III, incarico che terminò al compimento dei suoi vent’anni.

Il Generale ritornò così alle sue solite mansioni, designato Comandante del 18° Reggimento Fanteria a Bergamo. Ma il suo primogenito Umberto Margherita, di soli 3 anni, si era ammalato gravemente. Per questo i medici consigliarono di fargli respirare aria buona di montagna. Era il 1891. Il Generale subito pensò ad un piccolo villaggio che gli era rimasto nel cuore, frequentato durante le sue manovre militari: Selvino. Acquistò un vastissimo poggio nella zona centrale del paesino, dal panorama mozzafiato a 360 gradi, sul cui cucuzzolo voleva costruirci una casa dove trascorrere le vacanze.

Ma a soli 62 anni morì a Milano. Lasciava, oltre al figlio Umberto, due femminucce: Anna Teresa di 12 anni e la piccolina, Nicoletta, di appena tre. La giovane vedova, la Contessina Maria Scanzi, di 25 anni più giovane, non si dava pace.

Riordinando tra i cassetti scoprì le carte di un progetto unico: il disegno di una villa con il tetto all’inglese, con torri e merletti. I lavori iniziarono nel 1902, pietra dopo pietra, mattone dopo mattone. Materiale portato fin lassù, sul pianoro a 1000 metri di altezza, dagli uomini di Selvino, muratori, carpentieri, falegnami e manovali, che scendevano a piedi o con l’asino ad Albino, lungo la stretta mulattiera dell’antica Via Mercatorum. La stessa Contessa venne portata su al paese seduta su una poltrona, munita di due stanghe e portata a spalle da quattro uomini del paese. Ma la Villa, da quel momento chiamata Villa Osio, situata in una posizione meravigliosa al centro del grande Parco, diede inizio al turismo nobile del piccolo paese sull’Altopiano bergamasco. Amici e conoscenti, famiglie bene e della nobiltà lombarda e non solo, soggiornarono a Villa Osio, ospiti della Contessa.

Feste, cene di gala, smoking e abiti da sera, un tripudio di bellezza per omaggiare l’incanto di un belvedere unico alle porte di Milano. E poi scuderie e cavalli, fattorie lungo il dolce pendio del Parco e sentieri ombrosi in cui passeggiare. La Contessa fece costruire una serie di ville sparse nell’enorme Parco verde, che vendette o affittò ad amici. Venne anche edificata una chiesetta privata all’interno del parco, che la Contessa volle per gli abitanti delle ville vicine, intitolata a Sant’Egidio. Gli uomini e le donne di Selvino trovarono la possibilità di un lavoro sicuro e ben pagato. È l’inizio della stagione dei “villeggianti” come la stessa contessa definì i nuovi amanti della montagna in villa. Piano piano la conformazione del Parco modificava, riducendosi mano mano che si costruivano nuove ville, ognuna con un ampio giardino e bosco ricavati dal Parco.

Molti albergatori e pionieri del turismo delle basse valli salirono fin sull’Altopiano, tutto a dorso di mulo, per dare avvio ai primi alberghi. Nel suo Parco immenso che comprendeva tutto il pianoro, la Contessa aveva fatto costruire anche una seconda villa, simile a Villa Osio, ma più piccola, Villa Purito.

E poi un Rustico per la servitù, un Albergo con il tetto a merletti, poi diventato Villa Micheletti, la chiesa dedicata a Sant’Egidio. Ma l’opera più bella che la Contessa realizzò fu il primo Asilo per i bambini del paese, situato sul lato sud del parco, che donò alla parrocchia nel 1935. Lo intitolò al figlio Umberto Margherita morto nel 1922 per le ferite riportate nella Prima Guerra Mondiale, e al figlioletto e nipote Egi (Egidio come il nonno), morto a soli tre anni. Venne infatti intitolato “Asilo Umberto ed Egi Osio”. Una serie di sentieri costeggiavano il grande Parco come una grande O, che la Contessa trasformò in strada privata, via Generale Osio, donata poi al Comune. Fece costruire anche due cappellette votive dedicate alla Madonna, “Tota pulcra est Maria”, una all’imbocco della strettissima Via Osio e l’altra accanto al vecchio asilo infantile, sullo “stradone” oggi Corso Milano.

Tra il 1921 e il 1931 aveva visto la luce la strada carrozzabile Nembro – Selvino, una vera autostrada per l’epoca, una meraviglia di velocità e spregiudicatezza lungo  gli scoscesi tornanti. La cerchia di amicizie dei Conti Osio aumentava sempre più e la fama turistica del paese di Selvino si diffondeva. La Contessa era una figura molto conosciuta negli ambienti aristocratici italiani e grazie a lei fin dagli Anni Venti a Selvino fu un fiorire di ville e seconde case destinate alla villeggiatura dei suoi amici benestanti, richiamati dal clima dolce e fresco e dal panorama incantevole e tranquillo.

Dall’estate del ’43 la Contessa decise di trasferirsi stabilmente nella maestosa Villa Osio, che, per la prima volta e fino al 1945, restò aperta anche d’inverno. La stessa Contessa offrì un rifugio sicuro tra le sue mura alle figlie, alle sorelle e ai nipoti, costretti a sfollare dalla città. I bombardamenti su Milano erano iniziati già il 24 ottobre del ’42, poi si erano ripetuti nella notte di San Valentino 1943 con tragici risultati.

Questo aveva spinto molte famiglie, tra cui gli stessi Osio, a spostarsi a Bergamo. Ma anche qui le bombe non risparmiavano nessuno. Perciò ecco che la villa a Selvino fatta costruire dalla Contessa nel 1902 su progetto del Generale Osio, precettore del principe ereditario Vittorio Emanuele III nonché Ufficiale Garibaldino, fu la scelta più naturale, non solo per i famigliari ma anche per gli amici più fidati. Tra essi anche la signora Melli e sua figlia, ebree.

Nel giugno del 1945 la Contessa Maria Scanzi Osio se ne andava, mentre Selvino ricominciava a rinascere. Venne sepolta accanto al suo Generale, nella Cappella di famiglia del cimitero del paese, a destra dell’ingresso, una Cappella molto elegante e ricercata nei disegni, per rimanere per sempre nel cuore di Selvino.

Oggi la grande, stupenda, decorata Villa Osio non esiste più, demolita nel 1960. C’è ancora la Villa Purito tutt’ora abitata; l’antico Albergo Micheletti divenne Colonia Vigorelli, poi riconvertita in residenza, il Rustico fu trasformato in abitazione privata. La chiesa di Sant’Egidio venne sconsacrata nel 1938, poi fu trasformata in abitazione e stalla, infine demolita. L’Asilo Osio nel 1950 divenne Colonia per i ragazzi di Milano (l’asilo vero e proprio venne spostato nell’edificio di fronte alla chiesa parrocchiale) e oggi è edificio privato.

Ma il Parco Osio, seppur ridotto di dimensione, mantiene ancora intatto il suo fascino. Gli abeti secolari, piantumati dalla stessa Contessa in memoria del marito, stormiscono al vento, mentre le voci dei bambini echeggiano tra le fronde. Quasi nessuno oggi ricorda il Generale Osio, il temerario Garibaldino, ma il suo nome porta l’eco di imprese epiche, e Selvino deve a lui il suo nome nell’olimpo della villeggiatura di montagna.

(Aurora Cantini)

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